Esclusiva Focusmo: intervista a Zakaria al Qaq, professore all’università araba di al-Quds

Venerdì 04 Marzo 2011 – In Libia infuria la controffensiva del colonnello Gheddafi, deciso a riprendersi la Cirenaica. Egitto e Tunisia – dove la rivoluzione è riuscita – stentano a imboccare la via della normalizzazione. Gravi disordini si sono registrati anche in Algeria, Iran, Bahrein, Yemen. E’ la primavera del mondo arabo: un’ondata di proteste contro regimi autocratici, apparentemente inamovibili, ma che crollano come giganti con piedi d’argilla sotto la pressione delle sollevazioni popolari. Zakaria al Qaq, professore all’università araba di al-Quds, fucina dell’intellighenzia palestinese, e condirettore del Centro ricerche israelo-palestinese di Gerusalemme, analizza per FocusMo questi mesi di lotta e contestazione che stanno riscrivendo la Storia dei Paesi mediorientali e nordafricani. Professore, perché sta succedendo proprio adesso? Perché era ora! La domanda, semmai, è perché non sia avvenuto prima.

Abbiamo aspettato 42 anni per Gheddafi, 30 per Mubarak, 23 per Ben Ali, 30 per Saleh. La gente ha vissuto per decenni in Stati autoritari, di polizia, con leggi speciali che permettevano abusi quotidiani dei diritti civili e umani. Hanno raggiunto un punto di rottura, e hanno detto basta: ecco perché io preferisco definire queste sollevazioni popolari “esplosioni”, anziché “rivoluzioni”. La rivoluzione è un investimento di speranza, l’esplosione è invece un accumulo di disperazione. Queste rivolte sono nate come rivolte del pane. Gli Stati arabi sono ricchi di risorse, eppure non c’è nessun investimento nello sviluppo. La popolazione araba continua ad aumentare: oggi siamo 350 milioni, nel 2016 saremo 400; più del 60 per cento ha meno di 25 anni, la mancanza di lavoro è una malattia cronica. Ma tutto finisce in mano ai dirigenti, a vari livelli. La gente è povera, disoccupata, e vede la corruzione dilagante dei propri apparati statali: tutto questo è inaccettabile, anche perché oltre a sottrarci soldi, il malgoverno ci priva anche dei nostri valori morali. Non solo: nel mondo arabo è diffusa la sensazione di non avere nessun ruolo, nessun peso politico a livello globale. I capi di governo e i presidenti sono semplici funzionari, buoni solo a realizzare le richieste americane che arrivano da Washington. Basti pensare all’Egitto che non ha un ruolo primario sul palcoscenico internazionale. Un senso di vergogna e condizioni di vita sempre peggiori hanno acceso la miccia della polveriera. Da questa esplosione nascerà la democrazia? E’ una grande occasione: il mondo arabo non sarà mai più lo stesso, il senso di paura provato per tanti anni è svanito. Tutto sembra possibile. Magari c’è anche l’eventualità che Stati come l’Egitto si trasformino in regimi fondamentalisti sul modello iraniano? E’ la grande paura dell’Occidente, e anche la scusa utilizzata ogni volta per giustificare l’appoggio dato agli autocrati. Ma io non vedo questo pericolo, nemmeno in Egitto con i Fratelli Musulmani, tanto meno in Libia o Tunisia. E poi partiti religiosi non musulmani sono al potere in tanti altri Paesi – come Israele –, ma nessuno grida allo scandalo. Una volta di più, nei confronti degli gli arabi musulmani i Paesi occidentali usano due pesi e due misure. E al-Qaida? Gheddafi sostiene che dietro le proteste ci sia la mano della rete del terrore Il colonnello la tira in ballo perché parla al pubblico occidentale, a cui vuole proporsi come il garante della sua sicurezza. E’ il suo modo per minacciare: “dopo di me, il diluvio”. Ma la realtà è che al Qaida è poco radicata sul territorio libico, non è popolare: i libici sono musulmani moderati, non c’è posto per gli estremismi religiosi Onu e Nato stanno valutando la possibilità di intervenire militarmente in Libia per fermare il massacro. Che cosa ne pensa? Sarebbe un grosso errore: un’operazione del genere riporterebbe alla memoria collettiva araba la guerra in Iraq, scatenata per “portare la democrazia”, o quella in Afghanistan contro il terrorismo. E poi, sarebbe un altro esempio dell’ipocrisia occidentale: Stati Uniti e Europa sono coinvolti e colpevoli per tutto quello che sta avvenendo. Hanno supportato dittature e furti, perché pensavano fosse conveniente. I soldi della corruzione sono finiti in banche occidentali, e ogni nefandezza è stata giustificata coprendola con l’ombrello della lotta al terrorismo. Ancora non vi siete resi conto di quanto il mondo arabo sia cambiato in questi pochi mesi: gli Stati arabi hanno preso in mano la loro Storia, dovete rinunciare agli schemi neocolonialisti. L’Autorità nazionale palestinese è stata molto silenziosa, finora. Non ci sono state grandi dimostrazioni di solidarietà nei confronti dei fratelli arabi. Perché? La dirigenza dell’Anp si sente orfana senza Mubarak. Isolata, esposta, vulnerabile. Preferisce mantenere un profilo basso, ha paura di alzare la voce. Del resto, è vero che la questione israelo-palestinese è stata marginalizzata in conseguenza alla caduta dell’ex presidente egiziano. Ora, il processo di pace è in una fase di drammatico stallo, e prevedo che non ci sarà nessun progresso significativo finché l’intera regione non sarà normalizzata e finché non emergeranno con chiarezza i nuovi equilibri geopolitici.

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