Liberate il Talento per essere LIBERI TUTTI

di Francesco Maria Gallo*

LA RISORSA VERA E INSOSTITUIBILE PER VINCERE LA SFIDA DEI MERCATI E’ QUELLA UMANA, ASSAI PIU’ IMPORTANTE E VITALE DEL CAPITALE

Accesso al capitale, organizzazione, crescita per linee esterne, governance… Da anni pubblicistica manageriale e teorie economiche sono andate alla ricerca del vero vantaggio competitivo delle aziende. Dopo anni spesi in una affannosa (e spesso improduttiva) ricerca di questa pietra filosofale, società piccole e grandi sembrano essere giunte a un’unica conclusione: la risorsa vera e insostituibile per vincere la sfida dei mercati è quella umana. Assai più importante e vitale del capitale, a cui ancora buona parte degli osservatori continua a guardare.

Solo le organizzazione capaci di coinvolgere i talenti e far coincidere missione aziendale e obiettivi personali saranno in grado di affermarsi e distinguersi dalle altre. Sono riflessioni che, anticipate dal buon senso e dall’esperienza di molti manager – da noi intervistati in questo numero di Lavori in Corso – trovano conferma nella nostra ponderosa ricerca “Talent Shortage” che abbiamo condotto a livello globale (i cui risultati troverete evidenziati nelle pagine successive) e nel nostro annuncio al World Economic Forum 2011 dell’ingresso del mondo in una nuova epoca – la Human Age, l’era del potenziale umano. La centralità della risorsa umana e la consapevolezza di avere i capitali già al proprio interno sta imponendo alle aziende un ripensamento delle priorità. Cominciando ad anteporre, a molte altre azioni, l’individuazione di una chiara “talent strategy”. Le aziende devono cominciare a pensare in modo differente a come soddisfare la loro richiesta di talento, ora e in futuro. Ciò comporterà in molti casi modificare il proprio quadro di riferimento: cercare candidati anche nei luoghi non convenzionali, prendere in considerazione quelli che sono posizionati in modo migliore – grazie alle loro skill e alle loro personalità – e trarre vantaggio da formazione e sviluppo. Le organizzazioni del resto stanno constatando come lo squilibrio nei talenti non è qualcosa a cui possono porre rimedio con l’individuazione di un candidato: il passo fondamentale da compiere è verso un approccio più ampio, sistematico e sostenibile. Anche perché, oltre i dati gravi della disoccupazione giovanile (il problema principale per le economie occidentali in questi mesi che seguono la crisi economica e finanziaria), il mercato del lavoro è alle prese con un altro paradosso: la difficoltà di molti giovani di talento ad entrare nel mercato ed essere riconosciuti – e trattati – come tali e allo stesso tempo l’incapacità da parte di molte aziende (3 su 10 secondo la nostra ricerca) a coprire le posizioni chiave dell’organizzazione, principalmente quelle di vertice. Un mismatch che aggiunge complessità a complessità. E il continuo progredire dell’economia globale comporterà una maggiore competizione fra le persone qualificate, sullo sfondo di un sempre maggiore turnover. Per questo una salda talent strategy è ora più che mai una scelta irrinunciabile.

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