Lobby Antitalia? Europa è arrivata l’ora di far tornare i conti.

Le riforme più coraggiose, quelle che scardinano gli asset culturali ed economici più assunti e radicati di una società europea, si devono fare proprio in questo periodo, che attraverso l’Expo2015 rende visibile il nostro Paese sul palcoscenico mediatico e relazionale del mondo.

Mai tempo fu così propizio per cogliere l’audace sfida del cambiamento e della rivalsa del nostro Made in Italy su quelle politiche economiche dell’Unione Europea che mai come oggi costringono le nostre imprese a mortificare l’eccellenza, unica al mondo, dei loro prodotti.

Ci si deve attrezzare, ed agire, con tempestività per puntare la rotta verso un nuovo rinascimento dell’economia del Paese, abbandonando la strada che oggi percorriamo e che ci relega ad una fragile e precaria esistenza.

L’inizio di un cambiamento, nelle relazioni politiche, imprenditoriali e sociali, per funzionare avrà bisogno di una serrata attività di relazione e concertazione e di un serio monitoraggio e pronto intervento sulle politiche europea che oggi penalizzano fortemente la nostra economia, le nostre imprese il nostro posto di primo piano sui mercati del mondo.

Questo è necessario, è una priorità per proteggere da una caporetto il capitolo del made in Italy, di cui Bruxelles continua a impedire la tutela, definendo una «barriera commerciale» la debole richiesta (e non imposizione)  dei nostri parlamentari di imporre regole chiare sull’origine dei prodotti.

Norme che, invece, sono adottate negli Usa, in Canada, in Giappone e perfino in India e in Cina. E così la contraffazione solo in Italia uccide 110mila posti di lavoro, con un minor gettito fiscale di 1,7 miliardi di euro. A rimetterci abbigliamento e accessori con 2,5 miliardi e il comparto cd, dvd e software con 1,8 miliardi.

Ma per Coldiretti, i dati per l’alimentare sono ancor più drammatici: perché la falsificazione alimentare ci fa perdere 60 miliardi di euro, con uno spaventoso costo sociale di 300mila posti di lavoro. La debolezza dell’Europa, senza la tutela del Made in Italy, che diventa un business per le agromafie che oggi fatturano 12,5 miliardi di euro all’anno.

Ma non è colpa di Bruxelles, siamo noi italiani a non essere incisivi, battaglieri. Siamo noi per primi a non credere (al contrario dei tanti Paesi che difendono, con coltello ai denti, i loro interessi economici e di sviluppo) e a cedere vergognosamente la mano!

L’attuale manifesta  inadeguatezza del nostro governo e dei nostri rappresentanti politici europei  nel tutelare/proteggere e promuovere il Made in Italy e le imprese che lo producono e innovano, oggi deve necessariamente trasformarsi in una virtuosa integrazione progettuale e programmatica tra governo e imprese. Solo così questa attuale passiva stagnazione e sopportazione di indebite imposizioni da parte di Governi più forti e intraprendenti, si trasformerà in azione per affermare (non “imporre”) la qualità, la straordinarietà di quel Made in Italy, che oggi in tanti vogliono sopprimere a vantaggio di prodotti e imprese contraffattori dei nostri inimitabili valori produttivi.

Avete fatto un salto all’Expo2015? Padiglioni di Paesi, non italiani, che espongono i loro prodotti di eccellenza e che guarda caso richiamano la tradizione italiana!

Tatarstan, Repubblica autonoma della Federazione russa. Antica terra dei tartari nota ai più per la squadra di calcio della capitale, il Rubin Kazan, ma – assicurano in Russia – ottima produttrice di specialità lattiero casearie. Queste, come tutte le eccellenze alimentari del mondo, fanno bella mostra all’Expo di Milano. Qui, però, la sorpresa: i rinomati formaggi non sono altro che tarocchi di quelli italiani.

Italian style“, “Original italian recipe“: queste scritte, in caratteri latini in mezzo a quelli cirillici, servono con buona probabilità – secondo il quotidiano “Libero” autore della scoperta – a ingannare gli acquirenti locali, che credono così di aver realmente acquistato specialità del Belpaese. A convincerli ulteriormente è poi il nostro tricolore, utilizzato sia nei loghi che in veri e propri gagliardetti.
La Russia, secondo i dati dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, sarebbe con Cina e Stati Uniti uno dei Paesi con il maggior numero di falsificazioni del made in Italy. Oltre 1500 i falsi marchi italiani presenti a Mosca: una buona parte è costituita da prodotti alimentari, ma questi non sono i soli.
Inspiegabile, in ogni caso, la scelta di portarli all’Expo di Milano. Ancora di più la collocazione scelta: secondo piano del padiglione, in una teca di cristallo al centro dell’ultima sala dell’itinerario espositivo.

L’Unione Europea è sempre più lontana dalle esigenze e dai bisogni dell’Italia. La rigida “guida” tedesca del mercato europeo penalizza il Made in Italy. Per questo motivo è necessario attivare una call to action pro made in Italy tra Imprese e politica del Paese, per attivare una strategia di politiche reattive contro la lobby europea antitalia e costituirne, una più forte e determinata; una #LobbyItalia che con ogni mezzo e azione difenda, tuteli secoli di valori produttivi e sociali che ci hanno reso nel mondo Belpaese, perché lo siamo ancora.

La parola d’ordine per tornare alla normalità dell’essere nel mondo “il Belpaese” sembra essere una sola: “azione con scopo di lucro”, perché è ora, cara Europa, di far tornare i conti!

Francesco Maria Gallo

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