CORRUZIONE, L’ITALIA CI RIPROVA A INFLUENZARE IL “SENTIMENT”

Nell’immaginario collettivo, l’Italia resta il Paese delle mazzette. Lo dicono tutti gli indici di percezione su cui si costruisce il rapporto di Transparency International, un indice che rappresenta la percezione della corruzione nel mondo. L’Italia è stabile al sessantunesimo posto, al pari di Senegal (indicato nel rapporto come uno dei Paesi in via di miglioramento),Sudafrica e Montenegro. Nell’Unione Europea fa peggio solo la Bulgaria.

In fatto di corruzione restiamo decisamente tra i Paesi non virtuosi, ovvero al 61° posto su 168 Paesi nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Unica consolazione la constatazione che rispetto all’anno scorso abbiamo recuperato otto posizioni. E’ questo il dato che emerge dal nuovo Indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, appena presentato a Roma (presso la sede di Unioncamere).

Pur migliorando a livello globale rispetto agli anni precedenti, la posizione dell’Italia rimane purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia, entrambi in 58° posizione con un punteggio di 46. All’interno degli ecosistemi mondiali vale la pena di sottolineare il crollo del Brasile, duramente colpito dal caso Petrobras, che ha perso 5 punti ed è passato dal 69° posto al 76°, mentre al vertice e in coda alla classifica la situazione rimane pressoché invariata: Somalia e Corea del Nord si confermano anche quest’anno come i due Paesi più opachi, mentre la Danimarca è nuovamente campione di trasparenza.

La posizione dell’Italia e la notorietà della sua frequentazione con il mondo dei tangentari ha un lato positivo. Carnevali sottolinea che ci sono Paesi ben più appestati dalla corruzione che in classifica appaiono più puliti solo perché magistratura e polizia non sono in grado di combatterla. Le mazzette, quindi, restano impunite.

L’indice della corruzione di Transparency è costruito su 12 fonti differenti, di fonti preferenziali. Misura in particolar ela percezione di opinion maker, uomini d’affari, think thank. Non quella dei cittadini. La base dei dati è costruita, ad esempio, dal World Economic Forum Executive Opinion Survey del 2015, dall’Economist Intelligence Unit Country Risk Ratings 2015 e dall’Eurobarometro. “Misurare la corruzione reale è impossibile”, aggiunge Carnevali.

Nell’area di Europa e Asia Centrale, si conferma al primo posto nella lotta alla corruzione la Danimarca, che ottiene un indice di 91 su cento. Il dato più basso, invece, è il Turkmenistan, con 18.

Sul piano globale, la maglia nera è per Somalia e Corea del Nord, entrambi con indice 8. Una situazione che ovviamente è legata anche alla difficoltà di reperire informazioni che vadano oltre quelle di regime. Se Grecia, Senegal e Gran Bretagna sono segnalate come realtà in miglioramento, Australia, Brasile, Spagna e Turchia stanno invece facendo un passo indietro sul piano della lotta alla corruzione. In Europa preoccupa anche il clima che si respira in Montenegro, Macedonia e Ungheria. Tutti Paesi che erano stati inclusi tra quelli in via di miglioramento da Transparency International.

L’indice conferma l’esistenza di due Europe, quella del Nord, dove la corruzione è semi sconosciuta, e quella del Sud, dove è un cancro diffuso. Il 2015 passerà comunque alla storia per quattro grandi storie di corruzione che hanno coinvolto l’area scandinava. In Danimarca 13 impiegati del pubblico impiego sono stati arrestati per corruzione; a Bergen, la seconda città della Norvegia, il sindaco è sotto accusa per tangenti; l’azienda di telecomunicazioni svedese TeliaSonera, controllata dallo Stato e con una quota di minoranza di proprietà della Finlandia, è finita al centro di una mega inchiesta su un giro di mazzette in Uzbekistanper conquistarsi anche quella fetta di mercato; ad Helsinki la polizia antidroga è accusata di avere un proprio cartello di trafficanti. Casi clamorosi, ma che sono stati intercettatati dalla magistratura e dalle forze dell’ordine locali.

Se sul fronte del contrasto l’Italia è un Paese guida, è su quello delle leggi che è ancora indietro. Transparency sta portando avanti una battaglia per portare in Parlamento una legge sulle lobby. Dove gli interessi in gioco non sono trasparenti, infatti, si nasconde più facilmente la corruzione. Per fortuna è stata introdotta l’Autorità nazionale anticorruzione, considerata una conquista positiva dal presidente Carnevali.

«Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni – commenta Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, associazione che compie quest’anno il suo ventennale impegno nel portare l’etica e la trasparenza al centro della vita politica del nostro paese -. Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. In questi giorni la Camera ha approvato le norme sul whistleblowing, le pubbliche amministrazioni stanno diventando via via più aperte e trasparenti, una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Azioni queste che denotano come una società civile più unita su obiettivi condivisi
e aventi come focus il bene della res publica porti necessariamente un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti».

Mentre Ivan Lo Bello, presidente di Uniocamere aggiunge: «Un passo in avanti del nostro Paese nelle classifiche internazionali sulla percezione della corruzione è sempre una buona
notizia. Per compiere un salto di qualità importante occorre però un ruolo più forte della società civile che deve acquisire la consapevolezza che un sistema dove è grande la corruzione non crea ricchezza e alimenta profonde distorsioni del mercato. La battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto ed anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato».

La corruzione in Italia resta a un “livello molto alto”, ma la classifica di Transparency International presentata oggi a Roma segna “un passo avanti”. Così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, commenta la classifica sulla corruzione percepita che ci vede secondi in Unione europea

“Otto posizioni in graduatoria non è un numero elevatissimo, ma non è neppure insignificante, soprattutto in un anno nel corso del quale ci sono comunque stati grossi scandali corruttivi, come Mafia capitale“, ha commentato Cantone, alla presentazione organizzata nella sede di Unioncamere a Roma. “C’è un’inversione, un passo avanti che si registra per la prima volta e che ritengo vada letto anche come un riconoscimento del lavoro fatto sul fronte del contrasto alla corruzione”.

Certo, ha continuato il presidente di Anac, “l’Italia resta un paese con un livello di corruzione molto alto”. Ma i dati presentati da Transparency, che si riferiscono alla corruzione percepita, “sono confortanti. Quest’anno di corruzione si è parlato moltissimo in Italia. Ci sono segnali di discontinuità che non vanno sottovalutati”.

Cantone ne ha citato uno: “Nelle audizioni alla Camera sul nuovo codice degli appalti, la voce più forte è arrivata dall’Ance, cioè dall’associazione che rappresenta i costruttori, che oggi dicono:’ben vengano le regole’. Importanti anche i dati riferititi di recente dalla Guardia di Finanza: il tasso dell’irregolarità negli appalti, pur rimanendo ancora alto, è sceso dal 39 al 30%”.

 

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