“Ciao Nonita mia”

Marta Marzotto è morta alla clinica La Madonnina di Milano. Aveva 85 anni. Stilista ed ex modella era ricoverata da qualche giorno. La notizia arriva dalla nipote Beatrice Borromeo su Twitter: «Ciao nonita mia» scrive.

 Marta Vacondio, meglio nota come Marta Marzotto, è nata a Reggio Emilia il 24 febbraio del 1931. Marta è figlia di un manovale delle Ferrovie dello Stato addetto al controllo dei binari, e di una operaia che ha svolto anche lavori da sarta e da mondina. I primi anni della sua vita li trascorre in un paesino, a Mortara in Lomellina.
Uno dei suoi primi lavori è quello della mondina, come sua madre. Entra nel mondo della moda dal basso, lavorando giovanissima come apprendista sarta nella sartoria delle sorelle Aguzzi di Milano, poi lavora anche come modella.
Proprio in questi anni incontra il Conte Umberto Marzotto, uno degli eredi dell’omonima e celebre industria tessile di Valdagno. Dopo due anni di fidanzamento si sposano il 18 dicembre 1954. Dalla loro unione nascono cinque figli: Paola, Annalisa, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo.
Il matrimonio dura fino al 1986 (anche dopo la separazione lei continuerà ad usare il cognome del marito), anno della morte dell’amante più importante di Marta Marzotto, il pittore Renato Guttuso.
Marta Marzotto e Renato Guttuso si conoscono nel 1960, a una cena a casa di Rolly Marchi, la curatrice delle mostre e delle opere dell’artista. Dalla fine degli anni ’60, Marta Marzotto diventa la figura femminile dominante dell’opera del grande pittore (anche lui sposato all’epoca): la rappresenta in molte opere, ad esempio nella serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso). Il rapporto tra i due cessa improvvisamente dopo circa venti anni.
Nel 1973 Marta Marzotto si stabilisce a Roma, dove tiene un salotto, sede di letterati, uomini dell’alta moda, gente stravagante e artisti, tra cui anche l’americano Andy Warhol.
Tre anni dopo, la stilista emiliana a casa di Eugenio Scalfari, il giorno in cui nasce il quotidiano La Repubblica, il 14 luglio del 1976, la Marzotto conosce Lucio Magri, parlamentare di sinistra, giornalista. Per oltre un decennio vive questa relazione tormentata con Magri, alternandola a quella con Guttuso, a cui resta molto legata.
Nel 1986 Renato Guttuso muore e Marta Marzotto divorzia dal marito. Tutto il patrimonio artistico ed economico del pittore passa al figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso. Proprio quest’ultimo, anni dopo, apre un contenzioso legale con la Marzotto, la quale il 21 marzo del 2006 viene condannata, in primo grado, dal Tribunale di Varese a otto mesi di carcere con la condizionale, oltre ad 800 euro di multa, in quanto ritenuta colpevole di aver riprodotto nel 2000, senza averne titolo, alcune opere di proprietà del pittore, comprese diverse serigrafie.
Nel 2011 i giudici della Corte d’Appello di Milano, nel processo sulle 700 serigrafie, hanno dato ragione alla Marzotto e allo stampatore, Paolo Paoli, perché il fatto non costituisce reato.
È stata anche autrice di due libri: “Il successo dell’eccesso” e “Finestra su Piazza di Spagna”.

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