Oggi erano cent’anni

“…Perchè anche nel crescere e del crescere si può morire. Ma noi siamo qui perché l’Italia viva, ma non come uno Stato di gracili strutture economiche e politiche, ma come un grande paese moderno e civile, che abbia trovato il giusto ritmo tra lo sviluppo economico e sociale ed il progresso istituzionale e politico. Per giungere a tanto occorre che noi, governo e popolo, siamo collegati in modo reale e durevole, è profondamente solidali. Ciò non significa interrompere, neppure per un istante, la normale dialettica politica e parlamentare, ma reagire all’emergenza, alla rischiosa, ma sempre affascinante avventura del nostro sviluppo, con il senso vivo della nostra unità di popolo, con la disponibilità ad affrontare sacrifici efficaci e giustamente proporzionati, con una richiesta severa che rimetta in moto e dia il ritmo appropriato alle istituzioni. Senza una simile coscienza, senza una simile dedizione al bene comune nel momento del pericolo, senza questo atteggiamento esigente, ma di più senza comprensione e sintonia tra noi e voi, tra governo e popolo, siamo battuti in partenza. In circostanze come queste, ove domini lo spirito della separazione, governare, cioè intraprendere qualcosa che il paese deve fare o subire, senza che si sappia e si voglia giungere, costi quel che costi, alla salvezza, è, direi, tecnicamente impossibile è drammaticamente inutile….Anche i più severi osservatori internazionali, che ci vedono, purtroppo, decaduti e ai margini di un processo storico, del resto difficile per tutti, esitano alla fine nel prevedere che vada perduto e perciò possa essere abbandonato al suo destino un paese, come il nostro, che per la sua posizione geografica e la sua vocazione storica, europeo e mediterraneo, nord e sud, ovest ed est, coinvolgerebbe nella sua rovina molti che si sentono al sicuro. Ma quel che impedisce al pessimismo degli stranieri di esprimersi fino in fondo è, più che la fortuna, proprio il complesso talvolta velato delle virtù morali e civili del popolo italiano, quella sua pazienza e disponibilità e fantasia e capacità di lavoro che sono il riflesso di una storia dolorosa e coraggiosa, quell’attitudine a comprendere e cooperare che condiziona la salvezza….(applausi dal centro, dal centro sinistra e dalla sinistra. Congratulazioni)”

Aldo Moro.

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