AL FESTIVAL DELLA SALUTE IL FUTURO DEL WELFARE

Dal 28 settembre al 1 ottobre al Festival della Salute, nella cornice delle Terme Tettuccio di Montecatini, andrà in scena un programma di talk show e di meeting relation b2b finalizzati a mettere in contatto le aziende coinvolte in modo da affrontare a tutto tondo tematiche relative al welfare aziendale e alle strategie in atto.

L’area dedicata sarà la Welfare House che rappresenterà, nell’ambito del più ampio village del Festival della Salute, un’agorà verticale di relazioni tra le aziende italiane che adottano strategie di welfare innovative, i direttori del personale coinvolti attraverso HR Community, le società di servizi di welfare, quelle di previdenza e assicurazione e le istituzioni presenti.

I talk show principali organizzati nella welfare house sranno i seguenti:

–  SHARED WELFARE: IL SISTEMA SANITARIO ITALIANO E IL RISCHIO DI SOSTENIBILITÀ FUTURA.

I dati tendenziali evidenziano il rischio di una futura insostenibilità̀ del sistema sanitario pubblico e privato in Italia se inteso come attualmente organizzato; il mondo delle assicurazioni, il sistema della farmacie e gli operatori della digitalizzazione potranno favorire un cambiamento delle condizioni al contorno generando virtuose economie, ottimizzazioni organizzative che potrebbero consentire non solo di evitare il rischio premesso ma addirittura di cogliere opportunità̀ di signicativo miglioramento.

 

– WELFARE MANAGER: IL SISTEMA SOCIALE DEI FONDI INTEGRATIVI.

Il futuro del nostro stato sociale evolverà sempre di più verso una prospettiva a due gambe: da un lato la gamba statale e dall’altra quella privata e del privato sociale. Quest’ultima avrà un ruolo integrativo e ovviamente non sostitutivo della funzione statale. In uno slogan, stiamo passando dal welfare state al welfare community. La spinta di fondo verso un modello integrato pubblico-privato viene da una duplice tendenza, ossia la crisi finanziaria del nostro stato sociale tradizionale e l’aumento dei bisogni sociali legati ai fenomeni di invecchiamento della popolazione, alla flessibilità del mercato del lavoro, e così via.

La vera forza del welfare aziendale è la duttilità, nel senso che non esiste un modello unico di welfare aziendale ma esistono tanti piani di welfare differenziati che esprimono la cultura e il livello di relazioni tra azienda e dipendenti.

– FUTURE WELFARE HEALTH INNOVATION.

Quale sarà il futuro dalla salute a seguito del progresso tecnico-scientifico. L’intelligenza artificiale, i dati a disposizione che scenari possono aprire? E porteranno via lavoro all’uomo?

La riduzione dei fondi pubblici destinati al welfare ha indotto le imprese responsabili a fornire risposte concrete ai crescenti bisogni sociali della popolazione aziendale. Questo con importanti ritorni in termini di aumento del benessere delle persone – vero asset strategico delle organizzazioni – ed effetti positivi sulla produttività.

Lo stato attuale del welfare aziendale vede alcune buone pratiche, ormai celebri e note ai più, ma anche tanti casi di fallimento, che non sono mai stati presi in esame e il cui numero è a tutt’oggi ignoto. Per cercare di capire cosa funziona e cosa no in una iniziativa di welfare aziendale, Luca Pesenti, professore dell’Università Cattolica, ha svolto un’indagine sul futuro del welfare aziendale, prendendo in considerazione il punto di vista di 100 HR manager. Di seguito i risultati.

La ricerca è stata condotta su un campione di 100 HR manager, per lo più dell’area Nord-Ovest e Nord-Est, impiegati maggiormente in multinazionali con headquarter all’estero (41,8%), ma anche da una buona percentuale di aziende medie – quelle a cui si rivolge principalmente oggi il mercato del welfare. Nella maggioranza dei casi si tratta di aziende con più di 500 dipendenti, al cui interno si riscontra una situazione stazionaria per quanto riguarda l’occupazione (nel 50% degli intervistati) e un basso tasso di sindacalizzazione (per il 57% degli intervistati il tasso si stima intorno al 20%).

Circa l’attuale presenza di welfare, il 52% del campione dichiara di avere in atto più di 6 misure di welfare, dato che attesta la presenza di sistemi solidi ed evoluti; mentre nel 45% dei casi si tratta di una media di 3 misure. Principalmente sono iniziative legate al mondo della ristorazione (mensa aziendale/buoni pasto), all’assistenza sanitaria (check up, vaccinazioni, visite specialistiche) e all’area della conciliazione vita-lavoro.

La maggior parte degli HR manager attualmente ritiene il welfare aziendale una soluzione utile alla riduzione della conflittualità, al miglioramento del clima aziendale, all’incremento della produttività e alla riduzione dell’assenteismo. Pochi, invece, lo considerano efficace in vista di un aumento della presenza femminile nelle aziende o al fine di favorire lo sviluppo del territorio.

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